La Voce della Città Metropolitana

Adriano Favaro: progetto Venezia su prenotazione

Dal primo giugno ci saranno limitazioni per entrare a Venezia. Lo ha deciso il consiglio comunale dopo che dal luglio scorso il sindaco Luigi Brugnaro aveva annunciato sperimentazioni con tornelli all'ingresso della città collegati alla control room. I veneziani sono d'accordo? Ecco cosa rivela un sondaggio presentato da Adriano Favaro

Siamo in collegamento con Adriano Favaro. È stato per decenni giornalista del Gazzettino. Ora pubblica ancora sul gazzettino e si occupa soprattutto dei sondaggi. Lo fa da 25 anni. Sondaggi estremamente interessanti che ora ci spiegherà anche come vengono fatti. Intervistiamo Adriano Favaro per un sondaggio particolare, quello su ‘Venezia su prenotazione’. È un argomento che appassiona molto i veneziani. Tra l’altro, argomento di queste ore, è stato annunciato che dal 1 giugno Venezia ha la tecnologia per applicare questa cosa della prenotazione. Ci saranno dei tornelli collegati con la centrale, la possibilità di accedere e di farli aprire con lo smartphone, attraverso un codice di accesso.

Grazie di questo collegamento Andriano Favaro, allora partiamo dal sondaggio di ‘Venezia su prenotazione’. Intanto partiamo dal campione.

“Grazie a voi e buongiorno. Il sondaggio viene fatto da una società che ha Ilvo Diamanti, si chiama Demos&Pi. Da 25 anni e più, assieme al gazzettino e qualche altra testata fa sondaggi per l’Italia. Noi intervistiamo 1000 persone ogni 2-3 mesi su argomenti differenti. Si fanno migliaia di telefonate per avere mille risposte. Con personaggi di differente età, condizione sociale, maschi e femmine,. È uno sforzo colossale per certi aspetti. Proprio per questo aspetto 1000 persone, su poco meno di 3 milioni di abitanti, significa avere dei risultati normalmente molto accurati. Il nostro sondaggio questa volta dice che Venezia è tutelata. È una città che va tutelata e lo dicono il 64% degli intervistati. Il 36%, invece, dice che il turismo ha già sofferto, limitarlo adesso con la pandemia non sarebbe il caso. Provate a pensare a cosa succederà se il 1° giugno del prossimo anno fossimo ancora in una situazione di crisi che limiti già i turisti” ha detto Adriano Favaro.

Sappiamo però che da giugno in poi comunque, a meno che non arrivi qualche variante, il virus tende un po’ ad addormentarsi.

“Ma i virus che non sono intelligenti, fanno quello che vogliono e per tanto potrebbe essercene uno di nuovo”.

Certo, magari arriva una variante che resiste anche al caldo.

“Si ricorda Ebola, sembrava che spaccasse il mondo. È stato costretto e limitato nel centro Africa, però era anche quello un Covid-19”.

Comunque non è grave, per il momento dicono che non ci sono conseguenze gravi.

“Lascia tracce dopo probabilmente. Comunque la seconda domanda che abbiamo fatto è stata: ‘L’accesso limitato a Venezia dovrebbe essere applicato a turisti stranieri e italiani senza distinzioni?’. Qui la risposta è al 49%. Quindi la metà dicono ‘Chiunque faccia il turista e deve venire qui avrà dei limiti’. Bloccare gli stranieri e gli italiani ma non i veneti va bene al 36%. Far entrare attraverso meccanismi, tornelli e altro, è risultata comoda al 15%. Poi si chiede: ‘Questo ingresso lo volete libero o lo volete  a pagamento?’. Qui la risposta è per l’80% gratuito, gli altri invece approvano il pagamento. La maggioranza dà il senso della città libera. Io direi che prima di cominciare questo incontro, mi è venuta in mente una cosa. Perché in Svizzera fanno il referendum anche sul colore delle patate e Venezia non si può fare un referendum su questa cosa?”.

“Sostanzialmente cambierà per sempre, anche se è un esperimento, rimangono le tracce. Un po’ come le fratture sulle nostre ossa. Cambierà per sempre l’immagine di una città che è un mito nel mondo. Sépulveda, quando scrive ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’, fa sognare un vecchio dentro l’Amazzonia. Io ho parlato con lui e mi ha detto ‘ho messo dentro due città di sogno, Parigi e Venezia.’ C’è questo uomo vecchio che sta soffrendo, che fatica, che però sa leggere e dice: ‘Voglio andare a Venezia’. Racconta come sono i gondolieri di Venezia a un altro signore mentre parlano in mezzo alla giungla. Ecco, questo è l’immaginario della città. Eliminarlo, strozzarlo o fare degli esperimenti sbagliati, secondo me, può avere molto molto di quell’effetto che si chiama ‘Disneylandizzazione’. Processo per cui non è più una città ma è un parco a tema, come credo ormai Venezia lo sia diventata da tanti anni” ha detto Adriano Favaro.

Rimane il fatto però che è abbastanza difficile. Lo abbiamo visto però nei mesi di settembre e ottobre, quando è stata presa d’assalto. È difficile godersi una città quando c’è troppa gente. Bisogna anche fare i conti con questo. A Parigi riesci anche a camminare su ‘le Champs Elysee’ tranquillamente avendo un po di mezzi attorno. A Venezia, lungo una calle se succede qualcosa rischi veramente anche di farti male perché se scappi via ti calpestano.

“È complesso dirlo, ma ci siamo accorti di Venezia, piccola, stretta quando Venezia era vuota. Lo scorso anno, chi ha avuto la fortuna, e io ho trasferito tutto me stesso, con la pazienza, il tempo e la voglia di scoprire Venezia e isole, era difficilissimo muoversi. Però era nuova, e quindi si vede una città che non si vede quasi mai se non alle 2/3 di notte”.

Ed era godibilissima. Era veramente uno scenario fantastico.

“Ci sono alcune guide straniere che indicano i posti da vedere di notte, belli illuminati. Dicono: ‘Dormite di notte, tanto non camminereste nemmeno’. Questo è un paradosso però. Venezia poi ha fatto di tutto per limitare. Dico una stupidaggine, quando erano chiusi i bar, non si entrava, non si poteva neanche andare ai servizi pubblici, anche ora in parte sono limitati. Va ripensata anche fosse un museo, anche se fosse disneylandizzata. I servizi alla persona sono stati carenti. Al di là di questo, avevo cominciato dicendo che ci siamo accorti di una Venezia in crisi ma lo sapevano già nel 1500. Wuhrer, quando viene qui dice che è bellissimo, i pittori, gli artisti, ma dei  gondolieri non ne parla cosi tanto bene. Mark Twain, che ripassa 200 anni dopo, parla di qualche canaglia che transita per questa città”.

“Del resto le cronache di questi giorni che cosa hanno detto? Che la mafia stava puntando sul turismo. Allora c’è riuscita in parte. Perché se qualcuno fosse andato con frequenza al tronchetto avrebbe capito che era un isola abbandonata, riempita di turisti in mano a chissà chi. Lo sapevamo tutti, quelli che avevano gli occhi vedevano. Gli altri no. Ma non è il problema della mafia, del turismo, Venezia è una città che sa sì, quali sono i diritti dei cittadini, i cittadini quelli che nascono nel 1797 con al Rivoluzione Francese, che sono liberi e indipendenti ma devono però rispettare le regole. Le regole di Venezia sono che se sei troppo piena nessuno si muove. Già nel 1988, Costa, che allora era Rettore dell’Università, con altri studiosi, stabilirono che il massimo che Venezia poteva ospitare erano 25.000 persone. Alcuni anni dopo dissero 50.000, adesso ne passano 80.000 ogni giorno” ha detto Adriano Favaro.

Va detto che sono stati recuperati dei sestieri che erano piuttosto abbandonati. Tuttora per esempio Castello è considerata quella che è un po’ più rimasta integra, perché ci sono lo zoccolo duro di veneziani; è mezza vuota, anche d’estate.

“Si. I veneziani dicono che sapevano muoversi nonostante il turismo, perché andavano per le fodere. Prova a farlo vicino ai posti centrali, vedi un gruppo di persone; se hanno il trolley bene altrimenti no, che non guardano la città, guardano tutti l’iPad perché stanno seguendo google maps eccetera che li porta ovunque ormai. La città che era un labirinto ormai è diventata un’autostrada, poi si perdono ugualmente perché i cellulari non funzionano così bene. Chissà come funzionerà quando arriveranno 60.000 persone tutte nello stesso punto e devono entrare tutte nello stesso punto.

Ormai la città è scoperchiata, come quando nel ‘500 viene fatta la prima immagine a volo d’uccello, la prima volta allora, quella grande carta che ricordiamo tutti, è una città che si mostra dall’alto. Prima le città erano nascoste, Venezia fa vedere anche l’Arsenale. Si mette in mostra perché è la più grande città industriale del mondo; adesso è scoperta come pochissime città e ha un difetto. Una volta si entrava in nave, si arrivava in barca; ora quanti sono gli accessi di Venezia? Uno? Piazzale Roma?” ha detto Adriano Favaro.

Aspetta, aspetta perché sta arrivando la rivoluzione, quella dei droni. E questa è già realtà, non è fantascienza. L’aeroporto di Fiumicino si sta organizzando con questi droni: questi ascensori che si alzano con una certa quantità di gente e le trasporta. I droni quindi cambieranno e sposteranno di nuovo il baricentro. No?

“La prima guerra aerea con bombe teleguidate, viene fatta nel 1848, quando gli austriaci prendono dei palloni gonfiabili, mettono un filo. Su questo filo attaccano una bomba, il vento avrebbe dovuto spinger questi palloni sopra Venezia, e quando arrivava sopra Venezia tiravano un altro spaghetto e la bomba cadeva. Non ha funzionato così bene perché c’era il vento che non era d’accordo con gli austriaci per fortuna.”

Stiamo uscendo dal seminato però, stiamo proprio volando…

“Se Venezia poteva essere distrutta da queste cose, può essere distrutta anche dalla tecnologia. Io è Disneyland nella città che non voglio, io voglio una città che abbia un ciabattino, dove posso vedere dei muratori che non vanno poi a dormire a Santa Maria di Sala, ma che sono residenti. Daniele del Giudice, che noi tutti abbiamo letto con passione. Ha parlato con me con grande passione, diceva: ‘guarda Adriano quando scompaiono gli operai’ e lì erano riamasti solo alla Giudecca allora, sto parlando degli anni ’90 ‘una città sta per cambiare definitivamente’. E questa città che lascia le sue origini popolari importanti, forti; è una città che ha pochissima resistenza. Anche se ci sono idee fortissime, adesso voglio vedere cosa succederà, ci saremo tutti a giugno mi auguro, a vedere cosa succederà. Ricordo però una cosa; la libertà del singolo è difficilmente controllabile. Facciamo un esempio. Vado a Chioggia e con una barca arrivo a Venezia. Chi mi controlla?”

Io azzardo questa cosa un po’ provocatoria. Penso alle grandi città per esempio New York, Manhattan è il quartiere dei VIP e sopravvive alla grande, è cambiata naturalmente, gli operai non vivono a Manhattan, vanno li per lavorare e tornano a dormire in qualche quartiere più alla loro portata. Ma Manhattan è una zona viva. Può anche darsi che Venezia diventi una città per VIP, cosa che non si augura nessuno perché non è bello, la bellezza è giusto che la vivano tutti, tutte le fasce sociali. Però potrebbe essere anche questo il futuro della città, no?

“Si, Venezia ha tanti destini. Anche quello di essere criticata in maniera selvaggia e feroce. Nel commento a quell’indagine che abbiamo fatto, Silvia Oliva che è una ricercatrice di economia, ha fatto un ragionamento bellissimo. Diceva: ‘guardate cos’è successo a Boston’. Boston è una città d’acqua. Boston è stata costruita sui pali come Venezia, non se ne accorge nessuno perché non ha i canali, ma le strade stanno sopra i pali. Le case stanno sopra i pali. Era una grande laguna semi interrata e con tanto fango. Bene. Boston ha detto: ‘Non possiamo fare una città monotematica, non possiamo fare una sola attività. Liberiamo alcuni spazi pubblici e li diamo in gestione dei privati. La città deve crescere con i cittadini. Ritorniamo all’inizio. Che cosa ne pensano i cittadini del fatto che potrà entrare solo qualcuno dei turisti, entreranno i più ricchi all’inizio, non c’è niente da fare. Ma non è detto poi che i più ricchi distribuiranno il denaro” ha concluso Adriano Favaro.

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