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Un museo per Romano Vio

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Il figlio di Romano Vio, Giuseppe, lancia un appello al Comune di Venezia.Vorrebbe istituire un museo per le opere del padre, ma la vicinanza al campo santo blocca tutto.

San Benedetto, Sant’Antonio, Padre Pio… queste sono solo alcune delle opere che lo scultore veneziano Romano Vio, scomparso nel 1984, ha lasciato al figlio Giuseppe. Egli le custodisce in Via Morea al Lido, in uno spazio che vorrebbe trasformare in una sede espositiva permanente, in un vero e proprio museo insomma. Purtroppo però l’approvazione da parte delle istituzioni sembra molto difficoltosa per via della vicinanza del cimitero del Lido. La Legge difatti ha istituito un vincolo di non edificabilità nei pressi del campo santo che però attività ad esempio commerciali non hanno affatto rispettato, ottenendo l’approvazione del Comune senza tanti problemi. Vio vive con la speranza di ricevere a breve una risposta affermativa dall’amministrazione comunale, che tuttavia in questi anni non l’ha mai veramente ascoltato, negandogli il permesso. Con il nuovo sindaco però sembra che qualcosa cominci finalmente a muoversi: al Lido manca proprio un museo, che potrebbe poi diventare anche un centro culturale per la realizzazione di altre mostre. Lo spazio infatti non manca di certo: il complesso ospita circa 100 bronzi, alcuni gessi, moltissimi disegni e fotografie ed anche alcune lettere dei colleghi del padre. Il materiale è quindi vasto ed interessante e dovrebbe essere messo a disposizione della collettività e degli studiosi. Vicino al complesso però è attivo anche il laboratorio di terracotte artistiche dei nipoti di Vio ed alla biblioteca Ugo Prat del Lido ci sarà fino al 20 giugno un’esposizione personale di Giuseppe intitolata “Sul filo della continuità”, quasi che non ci fossimo immaginati che il padre avesse potuto trasmettere al figlio il talento per le arti figurative.

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