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Spacciatore africano picchia gli agenti, ma il giudice lo libera

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Spacciatore africano viene fermato dagli agenti della polizia nel centralissimo corso Como, a Milano. Ha modiche quantità di droga addosso. Reagisce all’arresto in maniera spropositata

Ennesime notizie dal pianeta Giustizia, sia nazionale che europeo. Due fatti che meritano attenzione per riuscire a capire dove sta andando la legge, la sua interpretazione ed applicazione. Questi esempi dovrebbero far capire alla classe politica, il Potere Legislativo, cosa non funziona, per porvi riparo, urgentemente, prima che sia troppo tardi, e che sulle rovine della Nazione si abbattano le rovine della Giustizia.

Un spacciatore africano violento, già arrestato e rilasciato nel giugno scorso, che infatti reagisce all’arresto: calci e pugni agli agenti, insulti, al punto che per i due poliziotti della Volante, è necessario il ricovero in ospedale con lesioni da una e due settimane. L’immigrato, arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, viene processato per direttissima. Ma qui accade qualcosa di clamoroso: l’ivoriano viene scarcerato subito, con una motivazione  originale: “La sua reazione è dovuta all’insofferenza per i controlli di polizia”. Il giudice monocratico s’è commosso, nonostante quel malvivente avesse precedenti per droga, fosse recidivo e non nuovo a reati come quello dell’altra sera a Milano. Ora per l’immigrato scatta solo l’obbligo di firma in commissariato, tre volte alla settimana. Sempre che non si dia alla clandestinità, nel segno di quella insofferenza alle leggi e ai controlli che è alla base della decisione del giudice di lasciarlo andare.

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