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Santa Maria di Sala, arrestato baby rapinatore

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baby rapinatore

I Carabinieri della Stazione di Mirano, hanno tratto in arresto su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale dei Minori di Venezia per i reati di rapina aggravata, lesioni personali aggravate e porto illegale di strumenti atti ad offendere un baby rapinatore di origini marocchine, che nei giorni a ridosso delle festività Natalizie aveva già creato diversi problemi a coetanei, mettendo in opera due distinte rapine con violenza – usando più volte un coltello e indossando il cappuccio per celarsi.
Due le rapine contestate, commesse in sequenza nel giro di circa un’ora lo scorso 26 dicembre. Il ragazzo, dopo essere uscito di casa sottraendo dalla cucina un coltello, aveva avvicinato un coetaneo celando il proprio volto con il cappuccio del giubbotto e mediante la minaccia della lama lo afferrava per un braccio per farlo scendere dalla bicicletta; quindi si faceva consegnare, brandeggiando a più riprese il coltello che lacerava il giubbotto del malcapitato, denaro e telefono cellulare, allontanandosi a bordo della bicicletta, pure sottratta con la forza. Passano 45 minuti ed il ragazzino veniva notato da un gruppo di coetanei aggirarsi, in sella alla bicicletta rubata per le strade di Santa Maria di Sala; sentitosi osservato il ragazzo – per nulla intimorito dall’inferiorità numerica – aggrediva e minacciava sempre con il coltello uno dei ragazzi richiedendo la consegna del cellulare. La reazione del gruppo però nella circostanza è stata solidale ed il baby rapinatore veniva costretto a scappare consapevole che la rapina non potesse avere un buon epilogo. Grazie alle testimonianze in sede di denuncia il responsabile veniva ben presto individuato e denunciato dai Carabinieri della Stazione di Mirano.
Il lavoro dei militari non era evidentemente finito con tale atto, i Carabinieri avevano infatti segnalato il ragazzo per l’indole e la condotta particolarmente violenta e spregiudicata; il giovane marocchino, infatti, non riconoscendo alcun richiamo da parte di nessuna Autorità, a partire dalla madre naturale, minacciata pesantemente sin dalla stesura degli atti in caserma, la quale – intimorita – aveva addirittura chiesto ai Carabinieri di non venire lasciata da sola con il figlio.
L’episodio era stato riportato dalle cronache con una aurea di allarme di bullismo e disagio giovanile, pur essendo circoscritto ad un ambito ben preciso e riconducibile – alla luce del lavoro investigativo dei Carabinieri – ad un unico soggetto attivo.
L’Autorità Giudiziaria minorile ha concordato in pieno con le risultanze di indagine e gli accertamenti eseguiti dai militari, che hanno ricondotto con certezza al giovane i due distinti episodi di rapina ai danni di ragazzi residenti in zona del Salese, emettendo un provvedimento restrittivo della libertà personale del ragazzo, non solo giustificato dalla commissione dei gravi reati di rapina aggravata, lesioni personali e porto abusivo di coltello, ma proprio in considerazione della conclamata capacità e possibilità di reiterare il reato ed alla sua conclamata pericolosità sociale, corroborate non solo dall’assoluta mancanza di ravvedimento anche di fronte ai tutori della legge, ma soprattutto dall’evadente incapacità di rendersi conto del significato delle proprie azioni.
Tant’è che il giovane, condotto in caserma, è andato in escandescenze, mettendo in opera viva resistenza, cercando di divincolarsi con energia, avventandosi sui militari che cercavano di riportarlo alla calma. Anche il patrigno, ovvero il nuovo compagno della madre – sempre di nazionalità marocchina, subiva in prima persona le ire del giovane, ormai fuori da qualsiasi controllo, venendo colpito al volto con un pugno. I militari, consapevoli che la situazione fosse pericolosa in prima istanza per il giovane stesso ma anche per tutti i presenti, hanno dovuto richiedere l’intervento del 118 per la somministrazione di un calmante.
Il motivo di tale stato di forte alterazione è forse spiegato anche da quello che i Carabinieri gli hanno trovato addosso nel corso della rituale perquisizione personale prima della traduzione: ossia una “sigaretta” confezionata con Hashish, insieme al rimanente “sasso” di stupefacente.
Al termine degli accertamenti e delle attività a corollario il giovane è stato condotto presso il carcere minorile a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.

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