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Pier Paolo Baretta: Venezia inserita nell’Alto Adriatico

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Pier Paolo Baretta: il gruppo italo-cinese 4C3  si è aggiudicato la progettazione definitiva del sistema portuale offshore-onshore di Venezia.

Comprende la piattaforma d’altura al largo di Malamocco e un terminal container che sorgerà in area Montesyndial a Porto Marghera. Al bando di gara, del valore di 4 milioni di euro, hanno partecipato società di ingegneria provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Cina e Stati Uniti. I cinesi di CCCG hanno creato una apposita Ati, associazione temporanea di imprese, per avere al proprio fianco imprese italiane e poter partecipare alla gara.

«Il consorzio italo-cinese – ha dichiarato il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa – sta studiando da tempo il progetto, anche nella prospettiva della sua costruzione, gestione e finanziamento e per questo ha deciso di creare un apposito raggruppamento europeo di imprese per poter prendere parte alla gara di progettazione. È questa una ulteriore, e spero definitiva, conferma della bontà del progetto. Una risposta positiva ai nostri sforzi ma anche una risposta, spero incontrovertibile, a tutti coloro che erano scettici, e spesso critici, verso la possibilità di trovare un partner disposto a realizzare un sistema portuale all’avanguardia che potrà dare a Venezia, all’Italia e all’Europa una capacità di ricezione e inoltro delle merci efficiente e all’altezza delle aspettative del mondo produttivo italiano e non solo».

Il progetto del terminal offshore di Venezia, pensato per ovviare ai bassi fondali del porto attuale – con fondali di circa 12 metri il porto di Venezia oggi può ospitare navi fino ad un massimo di 7mila Teu; una capacità ricettiva non più sufficiente a rimanere competitivi nel mercato dello shipping globale che conta su navi fino a 18mila Teu, già in esercizio, alle quali si affiancheranno presto navi da 22mila Teu, in costruzione -, riguarda una piattaforma che sarà posizionata a 8 miglia al largo dalla costa, dove i fondali hanno una profondità naturale di almeno 20 metri, che si comporrà di una diga foranea lunga 4,2 chilometri al cui interno troverà spazio un terminal container in grado di ospitare contemporaneamente due navi portacontainer di ultima generazione. Lungo la banchina che ha uno sviluppo modulare (una lunghezza di 1 chilometro nella prima fase, aumentabile fino a 2 chilometri in una seconda fase) troveranno posto le gru e un sistema ad alta automazione.

Il progetto prevede la connessione con 4 terminal di terra: Montesyndial (Marghera), Chioggia, Mantova e Porto Levante. Il trasferimento dei container dalle navi oceaniche a terra sarà organizzato con speciali navi autoaffondanti – chiamate “Mama Vessel” – appositamente studiate per Venezia capaci di dimezzare i tempi di percorrenza tra la piattaforma offshore e i terminal a terra.
Il terminal offshore sarà in grado di movimentare circa 1,04 milioni di container, mentre il terminal onshore a Porto Marghera (area Montesyndial) ha capacità di movimentazione pari a 1.57 milioni di container (Teu).

Il valore complessivo dell’opera, da realizzarsi in partenariato pubblico-privato, è oggi stimato in 2.1 miliardi di euro che comprendono sia i lavori civili, sia l’equipment che il terminal energetico. Dell’investimento totale si ipotizza un contributo a carico dello Stato erogabile solo a fronte di un investimento privato di pari o superiore entità.

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