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Paolo Masi – rivelazioni delle superfici, in mostra a Mirano

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Paolo Masi

Le opere di Paolo Masi, uno dei protagonisti dell’avanguardia italiana del secondo Novecento sono in mostra presso la Fondazione Giovani Leoni Onlus a Mirano. Il curatore è  Giorgio T. Costantino

La Fondazione Giovani Leoni Onlus, di Mirano (VE) inaugura giovedi 25 maggio 2017, una personale di Paolo Masi uno dei protagonisti dell’avanguardia italiana del secondo Novecento. Con questa, inizia un ciclo di mostre d’arte contemporanea che intendono sottolineare la solidarietà e l’attenzione verso i bambini disabili e la condivisione dell’arte con il territorio. Il lavoro di Paolo Masi si colloca sul versante analitico della ricerca pittorica del quale l’artista analizza le radici, ne pensa il significato in rapporto al contesto storico sociale a lui contemporaneo, confrontandosi con le maggiori correnti artistiche internazionali.

La produzione di Masi è ampia e ricca di sviluppi come inevitabilmente appare dall’attività di un autore che ha identificato la ricerca come un fondamento della propria esistenza. La sua opera è caratterizzata da una sempre viva e coerente volontà di sperimentare che mantiene costanti tre dati fondamentali: la fedeltà alla pittura, l’uso di segno e colore in un’accezione riflessiva ed attenta a stimolare la capacità percettiva dello spettatore e l’attenzione verso i materiali più diversi e spesso insoliti. Paolo Masi nasce nel 1933 a Firenze. Dopo le prime esperienze informali degli anni cinquanta, inizia a lavorare, negli anni sessanta, “trasformando” i materiali. Questa sperimentazione lo avvicina al gruppo di ricerca estetica Centro F/Uno (con Baldi, Lecci e Maurizio Nannucci).

Negli anni settanta è interessato dalla Pittura Analitica indagando la ritmicità della scomposizione. Vive qualche tempo a New York dove sviluppa ulteriormente l’attitudine ad osservare il quotidiano, la dimensione del paesaggio metropolitano e gli elementi dell’arredo urbano. Da questa costante volontà nasce l’individuazione del cartone da imballaggio come materiale destinato a connotare il suo stile. L’intuizione scatta in una strada di Firenze nel 1974 quando l’osservazione casuale di uno scatolone destinato allo smaltimento suggerisce a Masi l’idea che quell’oggetto, così comune, in realtà possieda una storia che ricordando il suo uso precedente rivela altri vissuti, una sorta di collettore della memoria che nella sua dimensione banalmente quotidiana diventa, proprio per questo, esemplare.

I cartoni vengono adattati da Masi ed introdotti in contenitori di plexiglas che ne difendono la fragilità esaltandone la struttura perché evidenziano oltre alla visione frontale il sottile, ma significativo spessore. L’ intensa attività di Paolo Masi è riconosciuta in Italia e all’estero. Ricordiamo, tra le altre, le partecipazioni: alla Biennale di Venezia nel 1978; alla XI Quadriennale romana nel 1986; alle mostre Kunstlerbücher di Francoforte e Erwittt Photographie Wiener Secession di Vienna nel 1980; alla mostra parigina sul libro d’artista al Centre Georges Pompidou nel 1985, ad Arte in Toscana 1945- 2000 a cura di Alberto Boatto e Daniel Soutif a Palazzo Strozzi di Firenze e Palazzo Fabroni di Pistoia nel 2002, alla mostra Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980 a cura di Marco Meneguzzo al Museo della Permanente di Milano nel 2007, Pittura Analitica ieri e oggi, Primo Marella Gallery, Milano nel 2015, Pittura Analitica ieri e oggi, Mazzoleni Art, Londra 2016 e Pittura Analitica ieri e oggi, Mazzoleni Art, Torino nel 2017.

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