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Living brick, il mattone vivente che produce energia e pulisce le acque

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Presentato il progetto LiaAr che grazie all’utilizzo della tecnologia Living brick (mattone vivente) ha creato un prototipo in grado di utilizzare processi biochimici per riciclare le acque reflue e produrre energia.

Utilizzare dei “mattoni viventi” che producono energia grazie a dei batteri per dare un futuro alternativo a Venezia, che a causa di cambiamenti devastanti nel rapporto con il crescente livello della marea, rischia di essere riappropriata dal mare. Questa la “visione” futuristica del progetto Liar (Living Architecture) che attraverso il “Living Brick” utilizza un’innovativa tecnologia che integra le microbial fuel cells all’interno dei tradizionali materiali per l’architettura come i mattoni e listelle di rivestimento utilizzati per riciclare le acque reflue e produrre energia.

Il progetto è stato presentato da Rachel Armstrong della Newcastle University coordinatrice del progetto e da Davide De Lucrezia, di Explora Biotech società italiana con sede a Mestre e Roma che ci occupa della parte microbiologica del processo.

Il progetto internazionale è coordinato dalla Newcastle University ed è stato finanziato per i prossimi tre anni dalla comunità europea con 3.2 milioni di euro e coinvolge gruppi di ricerca da tutta Europa come l’università del West of England (UK), l’università di Trento (IT), il Spanish National Research Council (SP) e due aziende fortemente incentrate sulla ricerca e sviluppo come LIQUIFER Systems Group (AU) e appunto la veneziana Explora Biotech .

«Nel 2008 mentre ci trovavamo alla Biennale d’Arte cominciammo a chiederci se il destino di Venezia non potesse essere cambiato, munito di qualità con cui poter attivamente combattere gli elementi, in una lotta per la sopravvivenza simile a quella animale adattandosi a condizioni mutevoli secondo un modello che è normalmente associato agli esseri viventi – spiega Rachel Armstrong -. Con i living brick “mattoni viventi” stiamo creando dei prototipi che possano essere direttamente adottati e impiegati in una città come Venezia, con la speranza che se ne utilizzino le funzioni aiutandoci a capire come possano incominciare a risolvere i problemi della città. Più precisamente, le architetture viventi possono crescere, avere metabolismi e proprietà autoriparanti. Queste caratteristiche non derivano dall’imitazione di funzioni naturali, ma da processi biologici che, invece di essere esclusi dai limiti di un edificio, sono integrati direttamente nella sua struttura e funzionalità».

I “mattoni viventi” di Liar sono all’avanguardia della progettazione di “living architecture,” in cui l’ambiente costruito adotta proprietà dei sistemi viventi, senza però raggiungerne lo status a tutti gli effetti: incorporano una pila a combustibile microbiologica e producono la propria energia, con cui condurre attività utili e generare un habitat in grado di nutrire i microorganismi non-umani che vi risiedono.

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