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I “sacconi” della monnezza per l’Everest

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Sempre più persone vogliono arrivare in cima all'Everest, lasciandosi alle spalle quintali di spazzatura.

Messe a punto delle soluzioni per salvaguardare l’ambiente dell’Everest pronto ad essere preso d’assalto, nelle prossime settimane, da oltre 500 scalatori.

Da tempo la vetta dell’Everest, la più alta del pianeta con i suoi 8.848 metri, non è più riservata solo a pochi alpinisti esperti: numerosi scalatori, meno preparati, possono raggiungerla con il supporto di spedizioni organizzate. Una tendenza confermata anche per questa primavera quando, secondo un quotidiano del Nepal, saranno oltre 500 gli stranieri che proveranno a raggiungere il “tetto del mondo” dal loro versante.

La prima spedizione della stagione, composta da 15 statunitensi, è già sulla via del “Campo Base I” di acclimatazione, un altro gruppo di 17 persone sta completando le procedure di autorizzazione, mentre un’agenzia locale fa sapere che delle 15 spedizioni in preparazione ben otto (per un totale di 65 elementi) riguardano la montagna più alta al mondo.

Nell’organizzazione di queste imprese, già difficile per l’ambiente impervio che viene affrontato, gli addetti ai lavori hanno deciso di porre particolare attenzione allo smaltimento dei rifiuti: la “Expedition Operators Association of Nepal” annuncia che per raccogliere l’immondizia saranno utilizzati dei grandi sacchi.

Si tratta di contenitori in grado di trasportare fino a 80 chili di materiale di scarto, da affidare agli elicotteri che fanno la spola tra il “Campo 2” (a 6.400 metri di altezza), dove portano provviste ed equipaggiamento, e il “Campo base”, al quale tornavano scarichi. Una soluzione economica, che evita alle guide il rischio di tornare indietro con pesanti sacchi carichi di spazzatura, anche se gli sherpa verranno comunque ricompensati con due dollari per ogni chilo dei rifiuti che gli scalatori lasciano per strada.

Questo intervento a tutela dell’ambiente è reso ancora più urgente dalla necessità di rimuovere i rifiuti e il materiale abbandonati al “Campo 2” nelle stagioni 2014 e 2015, entrambe interrotte prematuramente a seguito, rispettivamente, di una valanga che uccise 16 guide nepalesi e del devastante terremoto che colpì la zona due anni fa.

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