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Gli smartphone non sfondano in Africa

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In Africa gli smartphone vendono bene, ma non come ci si aspettava...e i tradizionali cellulari resistono!

In Africa i vecchi telefonini vendono ancora molto più degli smartphone e si assiste così a un rallentamento della tanto attesa rivoluzione tecnologica.

La rivoluzione degli smartphone in Africa è ancora lontana. Lo rivela un rapporto dell’International Data Corporation, gruppo mondiale specializzato in ricerche e analisi di mercato, secondo il quale i telefonini base continuano a essere più numerosi dei modelli più innovativi: nel 2016 sono stati importati nel continente 215 milioni di cellulari, mentre il numero totale di smartphone venduti nello stesso periodo è di 95 milioni di esemplari.

Una cifra ragguardevole, che fa segnare una crescita del 3,4% rispetto ai dati del 2015, ma che rappresenta un notevole rallentamento rispetto ai tassi di crescita fissati nel biennio precedente, ed equivale a un terzo a quella del 10,1% fatta registrare dai normali telefonini. In pratica, oltre la metà degli africani in possesso di un cellulare ha scelto un modello base.

Il mercato, spiegano gli analisti, è sempre stato piuttosto difficile per le società di telefonia mobile, ma l’attuale rallentamento è dovuto anche, in parte alla situazione economica in Nigeria, alle prese con la sua prima recessione in più di 20 anni con conseguente svalutazione della moneta nazionale, alle fluttuazioni dei cambi in Egitto e a problemi di sicurezza in Algeria.

Nel 2016 è stata comunque Samsung la prima azienda sul mercato africano degli smartphone: grazie a una rimodulazione del proprio portfolio di vendita è riuscita a importare i modelli di fascia media e bassa per un totale di 28 milioni di unità, cifra di poco più alta rispetto a quella dell’anno precedente.

Secondo gli esperti, i prossimi anni saranno cruciali per il mercato delle telecomunicazioni in Africa, dove la gara sui prezzi è già diventata una questione chiave in molti mercati: i produttori devono cercare di arrivare a fasce della popolazione a basso reddito con un’offerta sempre più competitiva.

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