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Un europarlamentare su tre fa un doppio lavoro per “arrotondare”

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secondo lavoro
Una delle tre sedi ufficiali del Parlamento Europeo, a Bruxelles, le altre due sono a Strasburgo e a Lussemburgo.

Secondo un rapporto di Trasparency International, il 31% degli attuali europarlamentari svolge un secondo lavoro, diverso da quello per cui è stato eletto.

Ricevono uno stipendio base di 8.484 euro, più le indennità che oscillano tra i 10 e i 12.000 euro al mese. Eppure un eurodeputato su tre è impegnato in un secondo lavoro, spesso molto più redditizio: il britannico Nigel Farage, fondatore dell’Ukip che promosse la Brexit e uno dei doppiolavoristi meglio pagati, porta a casa oltre 200 mila euro all’anno, in aggiunta al regolare stipendio.

Lo rivela il rapporto di Trasparency International che si intitola, non a caso, “Moonlighting in Brussels“: il secondo lavoro, annota l’organizzazione internazionale che combatte la corruzione, è una pratica decisamente diffusa tra i 751 eurodeputati eletti nel 2014. E solleva «preoccupazioni etiche e politiche» anche se i conflitti d’interesse non sono «una conseguenza automatica» di un’attività retribuita. 

Il 60% degli eurodeputati in carica ha dichiarato di svolgere attività al di fuori del Parlamento Ue che vanno da un’occupazione regolare alla partecipazione in consigli di amministrazione o altri mandati politici, in pratica il 31% dei rappresentanti politici svolge un lavoro retribuito diverso da quello per cui è stato eletto.

Trasparency International stila anche la classifica dei parlamentari che hanno aumentato maggiormente il reddito durante il mandato in corso, guidata dal lituano Antanas Guoga, quindi il già citato Farage, davanti al francese Jean-Luc Schaffhauser, primo degli italiani è il forzista Salvatore Domenico Pogliese, settimo con un incremento di 60 mila euro.

Il record dei doppiolavoristi spetta ai padroni di casa del Belgio, con il 62% degli eletti che dichiara un reddito extra, poi gli austriaci (56%) e i danesi (54%), con gli italiani nelle posizioni più basse a quota 18%, mentre è il nostro Renato Soru, patron di Tiscali, il parlamentare più ricco, davanti a Guoga e al belga Guy Verhofstadt, tutti con un reddito abbondantemente superiore al milione di euro.

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