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Cristicchi e la guerra a Zero Branco

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Il cantautore-attore Simone Cristicchi, sul palco con lo spettacolo teatrale "Mio nonno è morto in guerra"

Simone Cristicchi presenta a Zero Branco “Mio nonno è morto in guerra”, storie di reduci, partigiani e civili della Seconda Guerra Mondiale.

Domenica 29 gennaio alle 18.00, due giorni dopo la Giornata della Memoria, va in scena a Villa Guidini di Zero Branco (in provincia di Treviso) “Mio nonno è morto in guerra”, un lavoro di Simone Cristicchi – tratto dal suo libro omonimo del 2012 – che narra le storie di piccoli eroi quotidiani, uomini e donne, al tempo della Seconda Guerra Mondiale.

A seguire, la possibilità di incontrare a tu per tu il cantautore, attore e regista teatrale, nonché scrittore, di origini romane, partecipando alla “Cena con l’artista” presso il ristorante della stessa Villa Guidini di Zero Branco, con prenotazione obbligatoria a: info@echidnacultura.it.

Le vicende di reduci, partigiani e civili, sopravvissuti al secondo grande conflitto del secolo scorso, sono rappresentate da altrettante vecchie sedie accatastate, che proiettano sullo sfondo una ragnatela di luce. E, una dopo l’altra, si delineano le vite di 14 piccoli eroi quotidiani: madri coraggiose sotto i bombardamenti, prigionieri in Africa, soldati nella ritirata di Russia, partigiani in lotta contro i fascisti, esuli fuggiti dall’Istria.

Alternando registri vocali e stilistici, Simone Cristicchi dà vita ad ogni singolo personaggio e compone un po’ alla volta un album di ricordi che ancora gridano rabbia per un dolore gratuito e inutile, completando la narrazione con selezioni musicali dal repertorio della canzone popolare e d’autore: De Gregori, Fossati, Vian e anche canti alpini reinterpretati per voce e pianoforte.

“Vorrei restasse impresso il rispetto, che oggi forse si sta un po’ perdendo – ha dichiarato il cantautore-attore, vincitore del Festival di Sanremo 2007 con il brano “Ti regalerò una rosa” – Rispetto per la storia, per la gente che ha sofferto ed è morta perché noi potessimo rovinare questo paese, potessimo avere la libertà di amarlo ma anche di farne poltiglia”.

 

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