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Compie 30 anni “The Joshua Tree” degli U2

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La copertina dello storico album degli irlandesi U2 "The Joshua Tree", che domani compie 30 anni.

Festeggiamo i 30 anni di “The Joshua Tree”, uno degli album più importanti nella storia degli U2 e del rock recente, ripercorrendone le tappe della nascita.

E’ uscito 30 anni fa – il nove marzo 1987 – “The Joshua Tree”, uno degli album fondamentali nella lunga discografia degli U2: non a caso hanno deciso di dedicargli il loro nuovo tour mondiale che toccherà anche Roma, il 15 e il 16 luglio prossimi.

Il giusto tributo a uno degli album più importanti nella storia recente del rock che, nel tempo, ha venduto più di 25 milioni di copie e contiene alcuni dei titoli più celebri del repertorio: “Where the streets have no name“, “I still haven’t found what I’m looking for”, “With or without you“, “Bullet the blu sky”.

Dopo “The Unforgettable Fire” – l’album di “Pride (In the name of love)” – Bono, The Edge, Larry Mullen ed Adam Clayton sentivano la necessità di ampliare il loro range sonoro e compositivo, ma hanno comunque chiamato a produrre il nuovo lavoro Brian Eno e Daniel Lanois, già collaboratori nel disco precedente, e come spesso accade per i capolavori, l’inizio non è stato facile.

Le prime session sono avvenute nella allora nuova casa di Larry Mullen e in principio non tutti i componenti della band erano convinti della “svolta americana” proposta da Bono. Quindi per creare un clima informale e rilassato, nel gennaio del 1986 lo staff del gruppo ha trasformato in studio di registrazione una villa edoardiana nelle Wicklow Mountains, ai confini della contea di Dublino, dove i quattro hanno potuto applicare il loro metodo che consiste nello scrivere i brani suonando jam session.

Le registrazioni, poi concluse nei Windmill Lane Studios di Dublino, sono state interrotte due volte: la prima per partecipare al tour di Amnesty “A Conspiracy of Hope” – con, tra gli altri, Sting, Peter Gabriel e Lou Reed – la seconda per la tragica morte, in un incidente, di Greg Carroll, assistente personale di Bono, al quale è dedicato l’album, così come il brano “One Three Hill”.

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