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Com’è cara la nostra cara Scala!

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Il teatro alla Scala di Milano, il più costoso d'Italia: per sedere in platea si pagano anche 300 euro.

La Scala è il teatro d’opera più caro d’Italia (si poteva intuire, ma ce lo conferma un’inchiesta del mensile Classic Voice) e ai primi posti in Europa.

Con 300 euro per una poltrona in platea, diritto di prevendita incluso, la Scala di Milano è il teatro d’opera più caro d’Italia e ai primi posti In Europa (battuta dal Teatro Real, di Madrid, dove si arrivano a pagare 382 euro). Lo rivela un’inchiesta del mensile Classic Voice, che facendo i conti in tasca alle varie istituzioni ha scoperto aumenti dei prezzi, in dieci anni, anche del 55%.

Nella classifica del costo dei biglietti, dietro al teatro milanese, troviamo, nell’ordine: la Fenice di Venezia (220€), il Regio di Torino (170€), l’Opera di Roma (160€), il San Carlo di Napoli (130€) e poi ancora, il Massimo di Palermo e il Comunale di Bologna (125€), il Teatro Verdi di Salerno e il Regio di Parma (110€).

Parma, da parte sua, è ai primi posti per il costo degli ingressi fra i festival (nella città emiliana si svolge il “Festival Verdi”, dove per un posto in platea per la prima di certe opere si spendono 260 euro). Più dispendioso il “Festival di Salisburgo”, dove si sborsano anche 450 euro e Glydebourne che arriva a 345€.

Tornando al teatro del Piermarini, si pagano 180 euro per i biglietti di platea dello spettacolo che segna il ritorno di Roberto Bolle a Milano, il 19 aprile, con repliche il 21 aprile, il 10 e 11 maggio, con il balletto “Simphony in C” – una ripresa della coreografia di George Balanchine – che andrà in scena insieme a due nuove produzioni “La Valse“, ideata da tre ballerini del teatro e “Shéhérazade” firmata da Eugenio Scigliano.

«La Scala deve portare sulle spalle il fardello della tradizione – ha osservato il sovrintendente Alexander Pereira – ma anche rendere l’arte frizzante», appunto con nuovi allestimenti. Sul podio dei balletti il maestro Paavo Jarvi, che il mese prossimo, dirigerà anche il “Don Giovanni” e la settima sinfonia di Mahler.

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