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Appalti pubblici e legalità nella cooperazione sociale

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Appalti pubblici e legalità nella cooperazione sociale

Appalti pubblici e legalità nella cooperazione sociale
Organizzazioni della cooperazione sociale e sindacati fanno fronte comune: firmato il primo protocollo regionale per tutelare trasparenza, qualità dei servizi e occupazione.
L’appello alle istituzioni: «Subito un tavolo permanente con gli enti pubblici».
Fronte comune e compatto, in Veneto, da parte di sindacati e organizzazioni di rappresentanza della cooperazione sociale contro gli appalti pubblici irregolari, la discrezionalità dei criteri di scelta, l’affidamento dei servizi al massimo ribasso, nonché a favore della buona cooperazione sociale. A dargli forza e a tradurlo in impegni concreti è il “Protocollo sulla legalità in materia di appalti pubblici”, un vero “Patto” con la “P” maiuscola stretto tra le tre centrali cooperative venete Legacoop, Federsolidarietà-Confcooperative e Agci e le organizzazioni sindacali regionali Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl e Uil-Fpl.
Regole chiare e trasparenti, tutela dei diritti di chi lavora, garanzia di qualità ed efficienza dei servizi erogati. Sta qui il cuore del protocollo, frutto di un anno di confronto e di lavoro tra le parti che è stato un percorso tenace di convergenza verso un obiettivo comune, voluto sopra e al di là di ogni differenza di ideologia, appartenenza, storia. Si tratta del primo protocollo regionale unitario tra enti datoriali e associazioni sindacali, e del primo unitario in Italia in materia di appalti e legalità.
Oltre ad avere come obiettivi quelli di contrastare discrezionalità, parzialità e basso costo nell’affidamento dei servizi, per porre così freno alla concorrenza sleale e al dumping sociale e contrattuale, il protocollo intende anche salvaguardare le tante cooperative sociali “sane” e combattere quelle spurie. E ancora, intende mettere in campo azioni concrete di monitoraggio e di contrasto verso tutti quegli appalti, di enti pubblici e società partecipate, che a discapito della qualità dei servizi scelgono come criterio primo e unico quello dell’aggiudicazione al “minor prezzo”.c
In Veneto oggi all’Albo regionale risultano iscritte 824 cooperative sociali, che danno lavoro a circa 35mila persone e assistono quasi 500mila cittadini. «Crisi economica, politiche di contenimento della spesa pubblica, e dunque tagli significativi nel welfare, portano molto spesso gli enti pubblici a privilegiare il criterio del “massimo ribasso” per l’affidamento dei servizi alle cooperative sociali – spiegano i firmatari, evidenziando quanto già denunciato in più occasioni con grande preoccupazione –. Così facendo, da un lato non si tiene in considerazione il costo del lavoro, e dunque non si garantiscono i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, dall’altro si rischia di intaccare quantità, qualità ed efficienza delle prestazioni». «Tutto questo mette spesso in grave difficoltà le cooperative “sane”, invece rispettose del Contratto collettivo nazionale – continuano – e frena la crescita di un modello imprenditoriale, quello cooperativo, che pure in questi anni duri di crisi ha dimostrato di saper coniugare insieme capacità di innovazione degli strumenti e delle politiche di welfare del territorio, tenuta economica e occupazionale».
Nel dettaglio, il protocollo definisce e sollecita che l’affidamento dei servizi avvenga secondo il criterio della “offerta economicamente più vantaggiosa” (come peraltro stabilito dalla deliberazione regionale 4189/2006), avendo sempre come primo obiettivo la qualità del servizio al cittadino. Si chiede inoltre l’individuazione di standard oggettivi di valutazione, che tengano conto delle modalità di promozione dell’occupazione “buona e stabile”, degli strumenti di qualificazione organizzativa del lavoro, della conoscenza dei problemi sociali specifici del territorio e delle risorse sociali della comunità che vi vive, nonché del rispetto del costo del lavoro come definito dalle tabelle ministeriali. A un’unica voce, le parti firmatarie chiedono inoltre che siano rispettate le clausole dei contratti collettivi nazionali, gli accordi regionali, territoriali e aziendali, l’applicazione della normativa di sicurezza sui luoghi di lavoro e sulla previdenza e assistenza. E poi c’è il fronte dei controlli, prima e dopo l’aggiudicazione degli appalti: le organizzazioni si impegnano, infatti, a segnalare al Comitato misto paritetico regionale (Cmpr) – istituito dal Contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali e di cui sono tutti componenti –, le situazioni irregolari e anomale contenute nei capitolati di gara e di concorrenza sleale negli appalti pubblici. Alla segnalazione seguiranno azioni decise di contrasto, tra cui segnalazione agli enti preposti al controllo come Spisal, Inps, Inail e Ispettorato del lavoro, iniziative di informazione ai media, nonché diffide e ricorsi legali.
«Chiamiamo ora le istituzioni del territorio a condividere con noi questo patto – concludono i promotori del protocollo –, perché il loro ruolo come enti appaltanti e di controllo resta fondamentale: sia sul versante del rispetto delle regole che su quello della vigilanza sull’erogazione dei servizi affidati: è necessario e urgente costituire un tavolo permanente con Regione, Anci, Ulss, soggetti coinvolti nella gestione degli appalti dei servizi sociosanitari, assistenziali ed educativi». L’invito all’adesione è stato fatto giungere ad Anci e Regione Veneto, il cui governatore Zaia ha già dato riscontro di attenzione. «Attendiamo di essere da loro convocati al più presto: non c’è tempo da perdere».

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