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Agnelli, continua la strage di Pasqua!

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Nonostante i testimonial di lusso, la carne di agnello rimane la preferita dagli italiani per l'ingozzo di Pasqua.

Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti, anche quest’anno, in occasione della Pasqua, la carne d’agnello verrà mangiata da più della metà degli italiani.

Nonostante la discesa in campo di testimonial del calibro dell’ex premier Silvio Berlusconi e della presidente della Camera Laura Boldrini, a sostegno delle campagne animaliste e vegetariane, la carne d’agnello resta il piatto più amato sulle tavole di Pasqua. Lo dicono i dati resi noti dalla Coldiretti, specificando che il piatto verrà consumato dal 52% degli italiani, sia a casa che in ristoranti o agriturismi. Il 34% dei carnivori acquisterà un prodotto nostrano, il 12% rivolgendosi direttamente al produttore.

Un dato positivo, per l’associazione, che risulta «determinante per la sopravvivenza dei pastori, poiché in occasione di questa festività si acquista quasi la metà della carne di agnello consumata durante tutto l’anno». Una consuetudine che, oltre a tramandare i piatti della tradizione «consente la sopravvivenza di un mestiere antico e la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio».

Quest’anno poi, fa notare Coldiretti, c’è anche un risvolto sociale importante: acquistare carne di agnello significa aiutare in maniera diretta gli oltre quattromila pastori delle zone terremotate comprese fra Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria. «Solo nei 131 comuni del cratere, sono allevate 213mila pecore e capre», spiega l’associazione. Da qui l’invito ad acquistare carne a denominazione di origine protetta, garantita da marchi di provenienza territoriale o direttamente dai pastori.

Gli allevamenti di pecore italiani sono circa 60mila, per 7,2 milioni di capi, situati in gran parte in Sardegna. E proprio dall’isola è partita nelle scorse settimane un’altra iniziativa solidale per le popolazioni colpite dal sisma: il pastore e leader del gruppo Istentales“, Gigi Sanna, ha organizzato una donazione di mille capi ai colleghi dell’Umbria, per far ripartire l’attività, come aveva già fatto con i pastori abruzzesi dopo il dramma del 2009.

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