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La storia dell’abbigliamento in mostra a Stra

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A Villa Pisani di Stra, viene ripercorsa, con 300 foto originali, l'evoluzione della moda in Italia.

A Villa Pisani di Stra (Venezia) si potrà vedere in mostra – da sabato prossimo – lo sviluppo del costume italiano dal Risorgimento fino vigilia del ’68.

Una grande mostra, di 300 fotografie originali, allestita negli spazi del Museo Nazionale di Villa Pisani a Stra (Venezia) documenterà – dall’otto aprile al primo novembre – gli sfarzi dell’alta moda, ma soprattutto la storia dell’abbigliamento nel nostro paese, il modo di vestirsi e di acconciarsi, in sintonia con l’immaginario e con lo sviluppo civile e sociale dell’Italia.

“Gli Italiani e la moda. 1860-1960” è curata da Alberto Manodori Sagredo, che nella selezione delle immagini, senza dimenticare il lusso della “radio venezia concerti,mostra,fotografie,villa pisani,stra,alberto manodori sagredo,haute couture,alta moda,redingote,corsetto, ha puntato a illustrare la moda di tutti i giorni, testimoniata da celebrità e gente comune che affollavano strade e piazze, uffici e giardini pubblici: dalla redingote alla giacca, dai corsetti alle linee morbide dei tailleur femminili.

Si inizia con le foto dell”800, età permeata dai modelli dei ruoli sociali e dal buon gusto d’allora: signori in abito elegante e cilindro sono affiancati da signore chiuse in vestiti dallo stretto corsetto, accostato ad ampie gonne sorrette da apposite strutture. Le popolane si avvolgono in grandi scialli e abiti che scendono diritti a terra, i lavoratori indossano per il fotografo l’abito della festa. 

Con il ‘900, tutto muta: gli abiti maschili riscoprono i colori tenui per le stagioni più calde, le donne scelgono vestiti meno invadenti, che arrivano a svelare le caviglie, i capelli si fanno più corti. Così si arriva alle mode del “Ventennio”, dove modelli di apparente proto femminismo della buona società si confrontano con la praticità delle tenute maschili.

Negli anni del secondo dopoguerra l’abbigliamento maschile e femminile dividono le loro strade: e se durante la ricostruzione gli uomini ancora non abbandonano giacca e cravatta, le donne indossano abiti sempre più pratici e corti, individuando nel tailleur il modello e segno della crescente richiesta del riconoscimento di una completa pari dignità con l’altro sesso. 

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