Home Love in Venice Il 61° Festival internazionale di musica contemporanea

    Il 61° Festival internazionale di musica contemporanea

    401
    musica

    Intitolato all’ Oriente, il Festival internazionale di musica è con il viaggio spirituale di Inori di Karlheinz Stockhausen.

    Il 61° Festival internazionale di musica contemporanea è una grande preghiera musicale per il danzatore e mimo e orchestra in comunione col pubblico.

    Si inaugura venerdì 29 settembre al Teatro alle Tese (ore 20.00) il 61° Festival Internazionale di Musica Contemporanea diretto da Ivan Fedele e organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

    Composto tra il 73° e il 74°, Inori (adorazione in giapponese) e viene eseguito per la prima volta al Festival di Donaueschingen il 18 ottobre 1974.

    Il pezzo è originato da un’unica formula-base, tecnica che diventa caratteristica della musica di Stockhausen di quegli anni insieme alla spazializzazione del suono, che invece aveva elaborato un decennio prima.

    La formula di base è composta a sua volta da 5 segmenti – ritmo, dinamica, melodia, armonia, polifonia – che sembrano percorrere nella loro progressione lo sviluppo della storia della musica.

    Gli artisti

    Sul podio il quarantenne Marco Angius, fra i più richiesti interpreti di musica contemporanea, che dirige i 33 elementi dell’Orchestra di Padova e del Veneto,di cui dal 2015 è direttore musicale e artistico.

    Nel ruolo dell’orante, la clarinettista Roberta Gottardi, che dà vita alla dettagliatissima partitura gestuale di Stockhausen.

    Attinta a riti di culti diversi, la tessitura mimica è annotata da Stockhausen come una scala cromatica di gesti al pari della partitura orchestrale con cui si crea una totale corrispondenza

    le mani che si avvicinano al cuore unite corrispondono a un pianissimo, quando si allontanano dal corpo verso la fronte indicano un crescendo fino al fortissimo, quando si abbassano o si alzano corrispondono a un cambiamento nelle altezze.

    Scrive Angius: “L’avventura di Inori si presenta oggi ideale, perché conduce al di là dei limiti comuni di pensare un evento musicale collettivo e la sua visionaria epifania sonora.

    Che musica è quella di Inori? Un’astratta liturgia guidata da un adoratore muto posto alcuni metri sopra l’orchestra che compie gesti rituali tratti da diversi culti.

    Non una coreografia lineare dunque, ma una drammaturgia traslata che traccia corrispondenze esoteriche tra corpo umano e corpo sonoro.

    Convinto che non si possa più far musica con la musica, Stockhausen elabora una personale chimica dei suoni attraverso una formula di 13 note/gesti.

    Col passare dei minuti ci sembra di riconoscere in questa melodia virtuale una voce interiore con cui si concretizza l’utopia di un canto inudibile.

    L’orante è chiamato talvolta a dirigere in modo estremamente stilizzato (occasionalmente il direttore doppia i suoi gesti come un adepto) e non sappiamo fino in fondo se siano i suoi movimenti a innestare le reazioni timbriche o viceversa”.

    Sperimentazioni

    Anche quest’anno il Festival abbraccia generi diversi nel segno della sperimentazione e della ricerca lo stesso giorno al Teatro alle Tese (ore 23.00) si potrà ascoltare l’elettronica dei Demdike Stare, oscillante tra ambient, industrial e noise più cupo, ma ispirata anche a free jazz e house.

    Formato nel 2009 dal dj Sean Canty e dal producer Miles Whittaker, il duo di Manchester si caratterizza inizialmente per una vena fortemente dark per poi aprirsi a innesti su vari livelli.

    Così Reazione, il live-set pensato per la Biennale, prende spunto “da idee e influenze provenienti da nomi ben conosciuti, come quelli riconducibili al Gruppo d’improvvisazione.

    Nuova Consonanza (Morricone, Macchi, Kayn e altri) sino a compositori ed esecutori assai meno noti, come l’incomparabile maestro del contrabbasso Fernando Grillo, o Giuliano Sorgini, Paolo Renosto e Antonino Riccardo Luciani”.

    Utilizzando materiale originale e ricorrendo alle proprie risorse e integrazioni tecniche, i Demdike Stare intendono rendere omaggio a questa spettacolare area musicale.

    Anche quest’anno il Festival abbraccia generi diversi nel segno della sperimentazione e della ricerca: sempre venerdì 29 settembre al Teatro alle Tese (ore 23.00) si potrà ascoltare l’elettronica dei Demdike Stare, oscillante tra ambient, industrial e noise più cupo, ma ispirata anche a free jazz e house.

    Servizio per i trasporti

    Per facilitare il pubblico dell’Arsenale una navetta gratuita che parte dal bacino delle Gaggiandre (Teatro alle Tese) diretta a San Zaccaria, Zattere, Piazzale Roma sarà messa a disposizione alla fine del concerto delle 23.00.

    CONDIVIDI

    LASCIA UN COMMENTO

    Please enter your comment!
    Please enter your name here